venerdì, febbraio 25, 2005 | in :

Ricordo che ad una lezione si parlava dei "luoghi" e si citava l'esempio della piazza tra le torri di Kenzo, che secondo le intenzioni del progettista, sarebbe diventato il nuovo punto d'incontro della società bolognese, la "piazza", una vero e nuovo "centro". Il docente invece metteva in evidenza (sconsolato) che il punto d'incontro, ad esempio dei giovani, era diventato il parcheggio dell'Iper, mentre nella piazza della Fiera, dopo la chiusura degli uffici, al massimo qualche prostituta...

L'esempio era calzante e convincente: la presunzione di certe "intenzioni" che si scontra con l'evoluzione di questa imprevedibile società in costante fibrillazione.

Invece qualche giorno fa commentavo un post di una collega collegando in modo assolutamente personale ed improprio la perfezione delle donne con quella dell'architettura. Scrivevo: "intendevo dire che l'imperfezione a volte è quel particolare che rende grande un'architettura (o una donna). Hai visto le torri di Kenzo alla fiera di bologna? sono perfette ma ci abiteresti?".

Confesso che le sensazioni che mi danno le torri è di una certa freddezza... ad esclusione di quando, dal basso verso l'alto, la prospettiva le staglia verso quel (raro) cielo azzurro primaverile; secondo me è in quel momento che rivelano la loro assolutezza e perfezione.

Come sempre i risvolti imprevedibili: "ma ci abiteresti?"

 

Potete spiare la web in diretta e avere maggiori informazioni al sito: http://www.provincia.bologna.it/polizia/webcam/index.html

maledetti_architetti @ 22:56 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
giovedì, febbraio 24, 2005 | in :
ARCHITETTURA ROMANA: copia il classico della civiltà ellenica e sviluppa il tema dell'arco etrusco

ROMANICO: nella prosecuzione con l'influenza dei popoli teutonici

GOTICO: è l'evoluzione dove gli elementi architettonici si “allegeriscono”

RINASCIMENTO: si riscopre la romanità (scavi archeologici) e gli elementi che li caratterizza

BAROCCO: l'esagerazione per lo stupore

ROCOCO': tra Dolce e Gabbana e Rocco Barocco

NEOCLASSICISMO: tutti questi ghirigori alla fine stufano, facciamo un po' di pulizia copiando pari pari dai romani

NEOGOTICO: ma il classico non si era evoluto nel gotico? La strada è tracciata

è l'epoca dei “neo” (elencati come vengono, non necessariamente in ordine cronologico): NEOGRECO, NEOPLASTICISMO, NEOROMANICO, NEORINASCIMENTO, NEOPALLADIANESIMO, NEOBOROCILLINA, ecc ecc.


e finalmente l'ECLETTISMO detto anche NEOROCOCO', l'apoteosi del “non abbiamo più nulla da dire...”, minestrone di forme e stili precedenti mescolati “come vengono, vengono”

ma tutti questi ghirigori alla fine stufano, facciamo un po' di pulizia e inventiamo il RAZIONALISMO: via tutti gli orpelli e gli stili, linee pulite al limite della forma geometrica pura. Qui posso trasgredire e allungare un po' il brodo: gli orpelli e i decori hanno un costo e il razionalismo, dopo essere stata un'architettura d'elite, è stato adottato dai benemeriti costruttori che videro in questa nuova architettura un valore aggiunto alle loro costruzioni. Il valore aggiunto è ovviamente il minor costo di costruzione. Via alla costruzione postbellica delle periferie!

Ma si sa, noi architetti siamo sempre alla ricerca di novità eppoi tutta questa linearità e semplicità (ormai alla portata di tutti, geometri compresi...) e allora cosa ci si inventa? Il POSTMODERN, ovvero il “dopo moderno”. E via di nuovo agli stili classici.

Ma mi è sempre sorto un dubbio... dopo il moderno può esserci l'antico? Al più un FUTURISMO. A scanso di equivoci direi che questo post-modern (o come preferisco definirlo io: NEOECLETTISMO) sià già bello defunto.

Da quanto sopra si evince che l'architettura vive di rendita da ben oltre due millenni e che l'ultima vera novità è l'arco inventato dagli etruschi.

maledetti_architetti @ 22:47 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
mercoledì, febbraio 23, 2005 | in :

qualche sera fà, preso da un rimorso nostalgico, ho deciso di farmi una "fedda rossa"; per gli ignoranti in materia trattasi di una semplice fetta di pane (possibilmente pugliese - tipo altamura) abbrustolita alla brace del camino (vabbè l'ho fatta nel forno elettrico, ma mi accontento). Bisogna avere molta cura per evitare che il pane diventi troppo cotto... il punto giusto è quando assume una bella colorazione bruna rossa (da cui il nome). Mentre è ancora calda si passa alla fase del condimento e qui ci sono varianti infinite a seconda dei gusti e delle tradizioni. Al mio paese la "fedda rossa" tradizionale è condita con solo olio di oliva (e allora ho tirato fuori quello buono, fatta all'oleificio con le olive della campagna di mio padre) e un pizzico di sale. Il risultato a mio parere è eccezionale per questa fragrante unione di sapori tradizionali e simbolici, il pane e l'olio frutti della terra e della fatica del contadino, il fuoco e il prezioso sale. L'olio inevitabilmente cola giù dai buchi del pane e bisogna stare attenti a non ungersi il vestito. E' inevitabile pensare al fatto che spesso costituiva il semplice pasto dei contadini e allora, con bucolica fantasia, li immagino seduti intorno al camino, unica fonte di calore dell'inverno, a girare sulla brace la fedda e a condirla in religioso silenzio, quasi fosse un rito.

Mentre mi assaporavo la mia terza fedda (perchè poi una tira l'altra), ho cominciato a vagare con la mente con una serie di accostamenti liberamente ed impropriamente collegati tra loro, fino ad arrivare all'architettura (e scusate... ma è deformazione professsionale). E qui che mi è scattata la scintilla: la semplicità di questa "fedda rossa": pane, olio, sale, calore (e non solo da fuoco, ma anche umano) - pochi elementi semplici combinati in giusto peso tra loro capaci di dare una soddisfazione fisica. Che sia questa la via maestra per un'architettura perfetta? E se la perfezione non esiste, come è facilmente dimostrabile, l'architettura può essere veramente a misura d'uomo o sono solo baggianate che ci raccontiamo per darci un contegno? Inevitabile allora ripercorrere quanto letto in merito al "genius loci" o all'architettura spontanea, ma non mi è venuto in mente nessun testo o articolo che mi avesse veramente convinto fino in fondo. Per questo mi è venuta voglia di mettere in fila tutte le mie "cognizioni" raccolte alla rinfusa sull'architettura, il momento di fare un po' d'ordine e ricercare, appunto, una mia identità personale, a dare un senso compiuto a quello che faccio, sempre ammesso che si possa dare un senso alla fantasia.

Nel frattempo si è bruciata la mia quarta fedda.

maledetti_architetti @ 08:20 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
giovedì, febbraio 17, 2005 | in :

Premessa

quando decisi di iscrivermi all'università ero già un geometra da parecchi anni e quindi con un certa esperienza sulle spalle e con un interesse particolare sulle materie del restauro; convivevo con il mal di stomaco nel vedere lo scempio di alcuni cosiddetti “restauri” eseguiti su alcuni edifici storici, dove la demolizione e ricostruzione era (e purtroppo, è) il perfetto connubio alla speculazione.

Così un po' per disgusto e un po' per non arruginire il cervello in un lavoro non conforme alle mie aspettative, un po' per gioco, un po' per sfida, un po' per rimediare a quella delusione di mio padre per un figlio bravo a scuola che decise un giorno di lasciare gli studi per farsi una vita propria, ad un certo punto, di punto in bianco, decisi di iscrivermi all'università e ovviamente ad architettura.

Dalla mia avevo l'esperienza accumulata, l'età (dopo tanti concorsi cosa vuoi che siano gli esami – mai tanta sicurezza si rivelò errata!), contro: erano passati “solo” 10 anni dal diploma e quindi un cervello non più avezzo ad assorbire elementi nozionistici puri, una famiglia con prole, un lavoro incompatibile con la frequenza obbligatoria della facoltà.

Incredibilmente entrai nella facolà di architettura di ferrara a numero chiuso e ancora più incredibilmente ebbi pochi mesi dopo il mio primo esame, un incoraggiante ed insperato 30 e lode che spianò la strada alla fiducia in me stesso... il gioco allora è diventato sempre più sfida fino alla fine, sette anni più tardi.

Tutto sommato mi sono divertito molto... per la mia età ero considerato un po' come uno zio. A parte gli esami più prettamente teorici mi sono sempre barcamenato abbastanza bene, anche se sacrificando ferie, festività e tante, tante, tante notti (un grazie particolare alla radio).


1 - MANIERISMO E FORMALISMO

Architettura di ferrara è una facoltà che dà molto ma che pretende molto... ritmi frenetici che portarono noi studenti (anch'io... uno studente!) a definirla un “esamificio”.

Ma a ferrara non si insegnava architettura, almeno come la intenderei io. Ferrara è una facoltà dove si insegna il MANIERISMO in architettura, non tanto il FORMALISMO, benchè percepibile in molti progetti di studenti e comunque ad elementi formali frutto di una pedissequa applicazione della “maniera”. E allora come non ricordare la frase detta nel giorno di presentazione del corso dall'Arch. Carmassi (spiegava il tema dell'esercitazione pratica che sarebbe poi stata l'esame): “Io non voglio cento progetti alla Carmassi, ma cento progetti di Carmassi”.


Io non conosco l'architettura. E' certamente un difetto grave per un architetto, ma non faccio nulla per “mettermi in regola”.

La regola era di “ispirarsi” a qualcuno... “copiare”, vedere sui libri, portare continuamente esempi realizzati. A me mancava il tempo materiale per questa ricerca e poi avevo come una specie di rigetto a questo modo di progettare... io volevo, anzi vorrei, una mia architettura... non mi interessa quello che hanno fatti i miei colleghi a ragione (o a torto) ben più famosi. E allora nelle revisioni spesso mi sentivo dire dagli assistenti o dal Professore in persona: “Lei sicuramente ha preso spunto da Francesco Venezia” ed io “certo... certo... (ma chi è sto Venezia?)”, oppure “Si guardi meglio Souto de Moura, perchè ha applicato solo alcuni spunti...” . Mi dispiace per la mia ignoranza, ma Souto de Moura era la prima volta che lo sentivo nominare.

io invece avrei voluto imparare un'architettura che venisse dal di dentro, dallo stomaco, che nascesse e si sviluppasse attorno ad un profondo rispetto per l'ambiente-abito e la persona-abitante, un'architettura manuale che attraverso la conoscenza delle nozioni ti riesca a far costruire un muro, poi intonacarlo, poi, perchè no, demolirlo, magari simulando un sisma, scoprire il bello ed il piacere dell'architettura attraverso lo studio delle belle arti e non d'architettura di "altri", stimolando le proprie capacità estetiche e percettive, perchè architetti si nasce e non si diventa, altrimenti non annoverate più l'architettura tra le arti, ma solo tra i mestieri.

Tutto sommato mi meraviglio di come abbiano potuto darmi la laurea.


maledetti_architetti @ 23:09 | commenti (21)(popup) | commenti (21)
mercoledì, febbraio 16, 2005 | in :
 
maledetti_architetti @ 21:46 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
martedì, febbraio 15, 2005 | in :

 Per magnetismo si intende in maniera piuttosto semplicistica ma efficace al fine della comprensione, la proprietà di un materiale, qualsiasi esso sia, di attirare dei pezzettini di ferro.  Un materiale dotato di magnetismo si chiama magnete o calamita.
In natura esistono delle rocce che si comportano come dei magneti(per esempio la magnetite)tali magneti vengono detti naturali perché esistono già in natura.

maledetti_architetti @ 21:14 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
martedì, febbraio 15, 2005 | in :

 niente... nulla...

ho aderito alla proposta di festeggiare San Melatiro ed è tutto il giorno che sono appostato davanti al portone, ma lei forse ha nasato qualcosa... rifiuta di prendersi le sue responsabilità ed il fracasso di botte che merita...

maledetti_architetti @ 13:49 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
lunedì, febbraio 14, 2005 | in :

 

anche se mi hanno dato del forrest gump

maledetti_architetti @ 14:43 | commenti (popup) | commenti
lunedì, febbraio 14, 2005 | in :

 sarà forse colpa del vento tiepido di ieri che ci ha regalato un anticipo di primavera...

sarà forse che oggi è (sarebbe) la festa degli innamorati...

sarà forse colpa di qualche ormone ballerino...

ma oggi ho una gran voglia di baciare... attente!!

maledetti_architetti @ 08:44 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
venerdì, febbraio 11, 2005 | in :

Durante una discussione con una impresa, il titolare:

"Architè... cosa credi? Ciò tanti ingegneri che mi danno ragione... ma no ingegneri così tanto per dire... di quelli iscritti all'album!"

 E' iniziata la nuova raccolta di figurine!!

maledetti_architetti @ 07:50 | commenti (3)(popup) | commenti (3)