Premessa
quando decisi di iscrivermi all'università ero già un geometra da parecchi anni e quindi con un certa esperienza sulle spalle e con un interesse particolare sulle materie del restauro; convivevo con il mal di stomaco nel vedere lo scempio di alcuni cosiddetti “restauri” eseguiti su alcuni edifici storici, dove la demolizione e ricostruzione era (e purtroppo, è) il perfetto connubio alla speculazione.
Così un po' per disgusto e un po' per non arruginire il cervello in un lavoro non conforme alle mie aspettative, un po' per gioco, un po' per sfida, un po' per rimediare a quella delusione di mio padre per un figlio bravo a scuola che decise un giorno di lasciare gli studi per farsi una vita propria, ad un certo punto, di punto in bianco, decisi di iscrivermi all'università e ovviamente ad architettura.
Dalla mia avevo l'esperienza accumulata, l'età (dopo tanti concorsi cosa vuoi che siano gli esami – mai tanta sicurezza si rivelò errata!), contro: erano passati “solo” 10 anni dal diploma e quindi un cervello non più avezzo ad assorbire elementi nozionistici puri, una famiglia con prole, un lavoro incompatibile con la frequenza obbligatoria della facoltà.
Incredibilmente entrai nella facolà di architettura di ferrara a numero chiuso e ancora più incredibilmente ebbi pochi mesi dopo il mio primo esame, un incoraggiante ed insperato 30 e lode che spianò la strada alla fiducia in me stesso... il gioco allora è diventato sempre più sfida fino alla fine, sette anni più tardi.
Tutto sommato mi sono divertito molto... per la mia età ero considerato un po' come uno zio. A parte gli esami più prettamente teorici mi sono sempre barcamenato abbastanza bene, anche se sacrificando ferie, festività e tante, tante, tante notti (un grazie particolare alla radio).
1 - MANIERISMO E FORMALISMO
Architettura di ferrara è una facoltà che dà molto ma che pretende molto... ritmi frenetici che portarono noi studenti (anch'io... uno studente!) a definirla un “esamificio”.
Ma a ferrara non si insegnava architettura, almeno come la intenderei io. Ferrara è una facoltà dove si insegna il MANIERISMO in architettura, non tanto il FORMALISMO, benchè percepibile in molti progetti di studenti e comunque ad elementi formali frutto di una pedissequa applicazione della “maniera”. E allora come non ricordare la frase detta nel giorno di presentazione del corso dall'Arch. Carmassi (spiegava il tema dell'esercitazione pratica che sarebbe poi stata l'esame): “Io non voglio cento progetti alla Carmassi, ma cento progetti di Carmassi”.
Io non conosco l'architettura. E' certamente un difetto grave per un architetto, ma non faccio nulla per “mettermi in regola”.
La regola era di “ispirarsi” a qualcuno... “copiare”, vedere sui libri, portare continuamente esempi realizzati. A me mancava il tempo materiale per questa ricerca e poi avevo come una specie di rigetto a questo modo di progettare... io volevo, anzi vorrei, una mia architettura... non mi interessa quello che hanno fatti i miei colleghi a ragione (o a torto) ben più famosi. E allora nelle revisioni spesso mi sentivo dire dagli assistenti o dal Professore in persona: “Lei sicuramente ha preso spunto da Francesco Venezia” ed io “certo... certo... (ma chi è sto Venezia?)”, oppure “Si guardi meglio Souto de Moura, perchè ha applicato solo alcuni spunti...” . Mi dispiace per la mia ignoranza, ma Souto de Moura era la prima volta che lo sentivo nominare.
io invece avrei voluto imparare un'architettura che venisse dal di dentro, dallo stomaco, che nascesse e si sviluppasse attorno ad un profondo rispetto per l'ambiente-abito e la persona-abitante, un'architettura manuale che attraverso la conoscenza delle nozioni ti riesca a far costruire un muro, poi intonacarlo, poi, perchè no, demolirlo, magari simulando un sisma, scoprire il bello ed il piacere dell'architettura attraverso lo studio delle belle arti e non d'architettura di "altri", stimolando le proprie capacità estetiche e percettive, perchè architetti si nasce e non si diventa, altrimenti non annoverate più l'architettura tra le arti, ma solo tra i mestieri.
Tutto sommato mi meraviglio di come abbiano potuto darmi la laurea.