Eccomi qui, ancora nel calduccio del piumino, febbricitante e moccoloso... ad occhi chiusi ripercorro mentalmente tutti i luoghi che mi avrebbe fatto piacere farti vedere. Luoghi legati ai ricordi della mia infanzia. Ricordi, ma più che altro flash o racconti di altri, visto che ormai si tratta di 2/5 di secolo fa...
e facendo questo percorso luoghi/ricordi/episodi, saltando mentalmente di palo in frasca, ho capito di quanto nella vita siamo influenzati (e visto come sto adesso... in senso lato) da quello che ci capita nei primi anni della nostra esistenza...
ecco la mia casa... quella me la ricordo bene. Se chiudo gli occhi ricordo perfettamente la disposizione delle camere attorno al corridoio... quelle camere enormi, infinite. E poi il fatidico muretto fronte strada... quello da cui volai giù. Legenda vuole che tirassi sassi in strada - già piccolo teppista - e che all'ultimo sasso mi ci fossi così affezionato, che lo continuai a tenere in mano mentre lui volava via. Il muretto è di un paio di metri e corrisponderebbe, ad oggi, ad una caduta libera (in proporzione alla mia altezza attuale) di circa sei metri, ovvero due piani!! A parte l'incoscenza di non utilizzare i DPI più opportuni (ma la 494 non era stata ancora emanata) mi è andata bene! Anche se poi, al medico che mi ha ricucito la testa, gli è avanzata qualche rotella... comunque quel giorno capii che non avrei mai fatto il paracadutista, nè il trapezista, nè l'orologiaio, nè il lanciatore di pesi...
e poi il giardino, dove d'inverno andavo a realizzare i miei primi progetti: costruivo cumuli informi di neve (ma per me erano bellissimi castelli!) con i cucchiai che regolarmente perdevo. A fine inverno, nella mia casa, non si poteva più mangiare brodo per mancanza di cucchiai, con grande disperazione di mio nonno preoccupato per la grossezza delle mie gambe (questa la capisci solo tu! :-) ). Per fortuna al disgelo venivano ritrovati e la mia mamma, che mi voleva un gran bene, non mi ha mai fatto causa chiedendomi i danni per "mancato ammortamento mezzi ed attrezzature". Ma capii che non avrei mai potuto fare l'escavatorista, nè il venditore di posate, nè il cuoco...
e poi la centrale termica che funzionava a carbone (!!)... i lingotti di carbone me li ricordo bene! mio padre che mi diceva sempre: "non toccare!" e io invece... poi stavo lì dei quarti d'ora imbambolato a guardarmi le manine nere, forse chiedendomi la ragione per cui gli uomini nascono di diversi colori... oppure, più semplicemente, chi mi avrebbe lavato le mani? sicuramente non avrei fatto il macchinista dei treni, nè il minatore, nè il missionario...
poi per la strada del paese... il percorso mattutino per l'asilo... la fontana coi bimbi nudi e i pesci in testa che pisciano l'acqua (non è mica colpa mia se è fatta così!)... la vetrina delle macchinine che mi fermavo incantato a guardare: quando me le regalavano le smontavo, ma non riuscivo più a rimontarle... fu in quel momento che capii che non avrei mai potruto fare il meccanico, nè il vetrinista...
(al panificio avremmo fatto una sosta per mangiare qualche fetta di torta ancora calda... mmmhhh... senti che profumo... solo al pensiero sbavo goloso!)
su per la strada che porta al castello l'asilo... che bei ricordi Suor Maria! (in realtà non mi ricordo nulla, ma in genere c'è sempre una Suor Maria). Fu lì che conobbi la mia prima vera donna della mia vita: Paola, 3 anni, figlia del farmacista... che tristezza.. separati da un destino gramo, fatto di storie tristi di emigrazione e ritorni... fu allora che decisi che non avrei più potuto fare il farmacista, nè il medico, nè la suora, nè altra attività che mi avrebbe fatto riaffiorare il triste ricordo...
poi giù al torrente dove io e gli altri giovanissimi tigrotti di Mompracem (ma ero già un po' più grandicello) avevamo il rifugio: degli enormi massi ci nascondevano ed un albero caduto faceva da ponte alla riva... come dove? qui... davanti ai tuoi occhi! ... si vabbè... dove ora c'è il parcheggio! Scusa, ma usa un po' di fantasia...
... comunque, qui giocavamo a fare le dighe... ma erano dighe serie, eh? deviavamo prima il corso del torrente (vabbè, d'estate è solo un piccolo rigagnolo...), poi costruivamo una potente diga fatta di una dopia cortina di grossi sassi che riempivamo all'interno di ghiaietto e terra... poi ripristivavamo il percorso originale et voilà... la diga formava un piccolo laghetto artificiale! Lavoramo come deficienti fino alla sera fino a quando qualche genitore veniva a recuperarci arrabbiato e preoccupato... ma il giorno dopo non trovavamo più nulla! Nella nostra fantasia era la banda rivale (?) che distruggeva per dispetto il nostro lavoro... ma oggi, a ripensarci meglio, potrebbe essere stato un Direttore Tecnico cattivo... per dimostrare l'inadeguatezza progettuale... chissà! Comunque decisi che non avrei mai potuto fare l'ingegnere... soprattutto idraulico... anzi, manco l'ìidraulico, nè Sandokan...
Qui mi fermo perchè sono stato anche troppo prolisso... sta di fatto che la mia infanzia è stata costellata di delusioni e di fatti che mi hanno portato alla fine, per esclusione, all'unico mestiere che meritavo.
E la mia mamma triste piange ancora e mi dice sempre: "piuttosto il prete... al limite anche l'avvocato.... ma l'Architetto proprio noooo!"