giovedì, febbraio 09, 2006 | in :

(...) Gli esperimenti per prima cosa confermarono che i tempi di attacco e stacco dell’ancora (e di conseguenza di innesto e disinnesto della frizione) non erano quasi mai uguali, come del resto si sapeva da tempo, perché la forza attrattiva di un magnete è diversa dalla forza di tenuta. Stranamente poi alcuni autori trovavano maggiore il tempo di attacco e altri quello di distacco. (...)

Allo stacco invece la bestia nera era il magnetismo residuo, che grosso modo si manifestava in ragione diretta alla durata delle misure, specie se consecutive, introducendo una variabile incontrollabile. L’unico sistema per combatterlo era invertire con adatto commutatore (di Pohl) il verso della corrente dopo ogni misura. La Edgell per separare l’influenza perturbatrice del magnetismo residuo dalle altre forze in gioco (inerzia meccanica, ecc.) ricorreva alla tecnica di un attacco artificiale (ancora trattenuta da un capello…), ma con risultati comunque insoddisfacenti perché, come è noto, la curva dinamica di rilascio è incontrollabile quando l’energia magnetica si disperde per arco.

 

 

 

maledetti_architetti @ 17:04 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
Commenti
#1   11 Febbraio 2006 - 21:09
 
Il tuo commento ha un chè di affettuoso... e mi piace... mi sono resa conto che cattiva, ancora non ti linkato...
Un bacio
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